La teoria del caos
Sabato 15 Aprile 2006, 18:36

Se fossi un personaggio di south park probabilmente sarei così!!!
Cmq… oggi riflettevo sulla teoria del caos. Il battito d’ali di una farfalla in Asia può portare alla nascita di un ciclone in America centrale. Mah… nn ci ho mai riflettutto + di tanto.
Solo che giovedì mia mamma è caduta rovinosamente dalle scale dell’ufficio e si è conciata mica male. E via di corsa al pronto soccorso (e la fortunata vincitrice del concorso “accompagna l’invalida in ospedale durante i simpson” è… gloriaeffe!!!!) e poi ieri mattina all’alba delle 8.15 di nuovo in ospedale x una visita dall’otorino xchè pensavano si fosse rotta il naso… e via discorrendo. Cmq, nn si è fatta nulla di grave: naso nero, occhio da pugile, sconfitto, e collarino a parte. Xò l’accaduto mi ha fatto pensare. Insomma è proprio vero che un piccolissimo e insignificante evento, un’impercettibile frazione di secondo può scatenare effetti a catena. Per la verità questa caduta nn ne ha scatenati + di tanto… ma io ci ho riflettutto lo stesso.
Penso, per esempio, ad una conversazione del tutto casuale in mensa, o che so al bar; uno scambio di parole di quelli piuttosto futili, tanto x riempire il tempo mentre si aspetta il caffè. Ma lì nasce un’idea, in quelle 4 battute occorse casualmente si ha una sorta di illuminazione, prende vita un progetto. E da lì si conoscono persone nuove, oppure si approfondiscono certe conoscenze che arricchiscono la vita. Da quella conversazione fortuita nascono progetti di vita, considerazioni e riflessioni che possono cambiarci. E se al caffè avessi preferito subito una sigaretta? Insomma, se tutto questo nn fosse accaduto?
In questo modo sembra che tutto sia scritto x davvero. Sembriamo destinati non già ad agire ma ad essere agiti, attori inconsapevoli di un copione nn scritto di nostro pugno. E il libero arbitrio, cazzo?
Cioè poi sono io la prima ad abbracciare certe forme di fatalismo: sono convinta, x esempio, che se una persona muore facendo paracadutismo avrebbe fatto la stessa fine se quel giorno fosse rimasta a casa, cadendo malamente dal divano o strozzandosi con un popcorn. Cioè, se deve succedere, succede.
Sì dice: il destino… Ma a me sta cosa nn va poi tanto giù. Io voglio essere padrona delle mie azioni, sola ed unica responsabile del mio futuro, e del mio passato. Ma come faccio a convincermene se da un evento apparentemente insignificante possono davvero scaturire progetti di vita? Mi chiedo: se nn fosse andata così, sarei giunta comunque alle stesse conclusioni? Un po’ come Sliding Doors, no? Cambia tutto se riesco a prendere la metro ovvero se la perdo… ma poi, in fin dei conti, la storia finisce allo stesso modo in entrambe le situazioni.
E poi io nn ho il potere di vedere cosa succederebbe se agissi diversamente. E quindi nn mi resta che pensare che sia davvero così: che ogni piccola azione che compio, ogni scelta che durante la giornata sono chiamata a fare possa avere conseguenze ben + grandi e complesse di quelle previste. Xò la cosa mi spaventa. Io sono impulsiva, quello che mi viene in mente faccio, quello che il mio cervello pensa la mia bocca pronuncia. E quindi? Nn dovrei, se davvero così stessero le cose, pensare a fondo prima di agire, prevederne le conseguenze e calcolarne gli effetti?
Io amo avere un discreto controllo sulle cose, intrevvedere un preciso ordine in quel che mi circonda… e invece mi rendo conto che ciò che regna è il caos, la casualità + pura e scombinata.
Ma quindi tutto è già scritto (ma dove poi? e da chi?) e ci limitiamo a performare la nostra parte nell’illusione di essere autori di noi stessi oppure davvero ogni nostra piccola azione può sconvolgere il nostro futuro?
C’è già un canovaccio che a grandi linee riporta i punti essenziali della mia esistenza, dal quale dunque nn ho grandi possibilità di discostarmi, oppure ogni volta che nn suona la sveglia e perdo il treno, ogni volta che mi fermo con il semaforo arancione, ogni volta che decido di nn intervenire in qualche discussione cambio il mio futuro, faccio mutare me stessa e le azioni che mi troverò a compiere?
Forse è come il gioco del lotto: ognugno di noi ha la sua sfera contenente le diverse palline e la mano che le fa ruotare, la mano che le tasta ed infine sceglie quale aprire è proprio la nostra. Insomma gli elementi, i contenuti + o meno già ci sono ma poi l’”ordine dei fattori” spetta solo a noi deciderlo.
Mah… nn ne sono poi così convinta nemmeno io!
Cmq, pensateci, se mia madre nn fosse caduta dalle scale questo post nn sarebbe esistito.
O forse sì.
Voglio tornà bambino!
Martedì 11 Aprile 2006, 18:15
A parte il titolo del post di oggi ispirato ad un tormentone ormai insopportabile di un comico che x trascinare il pubblico si mette a ridere x primo delle sue stesse battute… a parte questo, dicevo, oggi mi chiedevo quando si smette di essere bambini. Nn quando si diventa grandi, ma quando si smette di essere bambini. Il problema mi sorge nel momento in cui mi scordo di comprare il giornale, o forse lo faccio volontariamente ormai stremata da exit-poll, proiezioni, seggi, cdl, unione, fede, coglioni et similia; cmq, mi ritrovo alle 9 del mattino in una metropolitana modestamente affollata e con pressochè nulla da fare. Stamattina nn ero arrabbiata col mondo, quindi nn mi andava di fissare le porte della metro attendendo la mia fermata evitando di incrociare gli sguardi altrui… anzi: ero abbastanza di buon umore e avevo voglia di guardare negli occhi la gente, di osservare e di farmi qualche “viaggio”. Ed è così che mi viene in mente che Qualcuno una volta mi consigliò di provare ad immaginare i miei compagni di viaggio metropolitano nella loro infanzia; di raffigurarmeli, cioè, nei loro stessi panni, ma da bambini.
Ebbene: con alcuni nn ci sono problemi, intravedo bimbe paffute con le treccine e le macchie di cioccolato intorno alla bocca, o bambine magrissime bionde bionde e con le ginocchia sbucciate; o ancora maschietti capricciosi con i capelli a spazzola o teneri mammoni dagli occhi grandi… il problema, e la conseguente domanda, arriva laddove anche dopo numerosi sforzi creativi proprio nn riesco a risalire al bambino che prima doveva essere chi mi trovo davanti. E quindi nn riesco a fare a meno di chiedermi: quanto dev’essere sepolta e imbrigliata, azzittita e offuscata la loro infanzia xchè io nn possa nemmanco scorgerne una piccola parte? E, badate bene, nn mi capita solo con le persione anziane, le quali avrebbero anche nn poche attenuanti xchè la loro fanciullezza fosse in qualche modo “sbiadita” dai capelli bianchi, dalle rughe, dagli occhi cerulei… ma parecchi di loro riesco ad immaginarmeli sgambettanti in un’ epoca x me lontana e, dunque, un po’ scolorita.
Ma xchè ci sono persone la cui infanzia è inaccessibile al solo sguardo? Qual è la differenza tra questi individui “senza passato” e quelli che invece me lo lasciano intravvedere?
E se la risposta fosse “nn sono + bambini”, quando si smette davvero di esserlo?
Da piccola ho sempre creduto che sarebbe giunto un momento in cui mi sarei resa conto in maniera palese e tangibile di essere cresciuta, di nn esser + bambina. Compiuti i 14 anni mi sentivo molto grande x il fatto che le minori dosi di assunzione dei medicinali riservate ai bambini nn mi riguardassero +, ma a breve capìì che nn era una differenza così rilevante, soprattutto x me che nn ero mai malata, o che cmq nn prendevo medicine. Allora attesi con ansia l’arrivo del ciclo, mi dicevo che nn a caso un tempo si diceva “diventare signorine”, ma anche lì nn cambiò poi molto, a parte un po’ di indisposizione mensile, qualche accortezza e, + avanti, qualche piccola preoccupazione. Bhè allora sarà la maturità che mi farà smettere i panni della bambina, sennò cosa la chiamano così a fare? Ma anche quella è passata senza stravolgimenti interiori o esteriori.
Certo, il corpo cambia e si evolve e starlo a guardare nel suo mutare continuo è affascinante e un pochino mi permette anche di percepire il tempo, di sentirlo come qualcosa che smuove, penetra e scalfisce… ma nn è che guardandomi allo specchio io nn riesca a vedere dietro a delle curve un po’ + pronunciate quel piccolo maschiaccio con le ginocchia sbucciate che ero fino a qualche anno fa… e, in verità, che credo di essere ancora.
Il prossimo step che mi aspetta è la laurea… ma voi credete davvero che all’indomani della discussione io mi svegli mutata nell’anima, nel corpo o in qualche piccola parte di me?
Io, onestamente, no. E ne sono + che felice.
Figlia di madre ignota…
Martedì 04 Aprile 2006, 21:24
E’ tantissimo che nn aggiorno… è che ho un sacco da fare… esami, corsi, palestra, tesi mica tesi, workshop, studio, studio, il gomito che mi fa contatto con il ginocchio, il gatto sulla pentola a pressione e il cugino del marito della zia che mi ha chiesto un passaggio… Sì, vabbhè, son tutte cazzate, cioè nn lo sono, almeno nn tutte, ma 5 minuti x il mio povero blog potrei anche trovarli un po’ + spesso!
Cmq, ci siamo lasciati con il brivido della suspense x gli esiti delle elezioni delle rappresentanze studentesche in ateneo… bhè diciamo che il brivido ce l’avevo solo io, ma cmq: abbiamo vinto! Sì: la nostra lista ha praticamente vinto dappertutto. Sì: ho vinto. Sì: mi sto gongolando. Sì: i pierre “oh se mi voti ti do le ridu così vai in disco e sei il + fico della cumpa” nn hanno vinto nulla. E soprattutto, sì: siamo contenti e nn vediamo l’ora di “sporcarci le mani”.
Fatte le doverose precisazioni, nn sia mai che vi lasci nel dubbio di una mia eventuale sconfitta, torno con un quesito singolare: sarò davvero figlia di mia madre?
Su mio padre nn si sono dubbi, due coppie di dita dei piedi palmate (una coppia x piede xchè io amo la simmetria e l’ordine) direi che possono rappresentare un legame genetico praticamente certo…. e direi anche l’unico più o meno…
Poi è vero che si dice che “la madre è sempre certa”… ma io sulla mia mi sento di avanzare dubbi: a parte essere nera + del mio amico marocchino del supermercato (tanto che lui stesso la sfotte dicendole che lei è + nera di lui), e questo contrasta nn poco con la mia pelle dal colore malaticcio (e qui un “santo subito!” al phard ci sta tutto… peccato che io ancora nn abbia imparato ad usarlo e spesso mi ritrovi un volto un po’ carnevalesco). A parte la sua evidente discendenza da Annibale, dicevo, quello che + mi allontana dal riconoscermi sua figlia sono le idee politiche. E qui apro una parentesi (, e qui la chiudo ). No, dai scherzavo… xò volevo dire che anche le idee politiche di mio padre vanno nella direzione opposta alla mia xò la cosa è facilmente comprensibile: se dal manuale di comunicazione pubblica ho imparato che spesso il voto è espresso + come voto “contro” che come voto a favore, io dal canto mio posso dire che le mie tendenze politiche probabilmente sono + “tendenze opposte” a quelle di mio padre… anche se questo potrebbe significare che se lui fosse stato di sinistra allora io sarei stata forza italiota… il che mi fa un tantino rabbrividire…
Cmq, oh oggi nn riesco a finire un discorso, mia madre è il vero punto interrogativo: nn trova una classificazione, nn prende una posizione decisa, si interessa ma nn si mobilita. Insomma: è psicolabile. Ha fatto il ‘68 e giù fiori nei cannoni, cannoni e basta, amore libero eccetera… Poi sono venuti i Beatles, e allora minigonne, caschetti, orecchini a cerchio e fantasie optical… Tutto questo si traduce in espressioni di voto che definire contraddittorie è un eufemismo: periodo hippy = voto a sinistra; poi arriva mio padre e gli unici nel loro seggio a votare MSI nn potevano che essere loro. Poi nn ha votato x anni (e un po’ tutti le siamo grati x questo), poi quando Berlusconi (scriverlo mi fa un po’ senso) ha perso lei si è sentita in colpa e così alle elezioni seguenti nn ha esitato a mettere la sua bella croce sopra al suo nome (gliel’avesse messa sopra…)!
In questo periodo di dibattiti e duelli la sua psicolabilità raggiunge picchi preoccupanti: vede Fini in tv e mi dice “ah, che uomo distinto, che idee chiare e quanta coerenza, lo voto”, il giorno dopo è il turno di Bertinotti “com’è garbato e che progetti interessanti, lui di sicuro nn ci fregherà”. In breve tempo è la volta di Casini “è un bell’uomo(?) e voglia di fare, xchè no?!”… ma l’ultimo mi ha scossa: Diliberto: “ha detto tante cose che mi sono piaciute, mi sembrano attuabili e soprattutto dalla nostra parte, voterò lui”…. Cioè, tu passi da MSI al partito comunista??? E meno male che nn c’è Cicciolina sennò il Partito dell’Ammore avrebbe un voto in +…
No, dai, xò apprezzo l’impegno! Si sta documentando, mi chiede, si informa, legge e guarda… speriamo che l’ultimo imput prima di entrare in cabina sia quello “giusto”.
Cambiando argomento… in questo periodo sono super super impegnata, e la cosa mi piace un sacco! Nn paga dei mille impegni e dei numerosi progetti ho anche deciso di vincere il bando x le 150 ore in università, così dopo Pasqua inizio pure a lavorare in Istituto di Comunicazione… pensavo di allestire un campo tendato nel parco dello IULM x ottimizzare i tempi…
Cmq il pensiero + grande e costante è quello dello studio: mi sono messa in testa che mi voglio laureare a Novembre anche se mi mancano ben 10 esami (6 a giugno e 4 a settembre… quando lo scrivo fa ridere anche me!) + la tesi ovviamente. E tutti da passare senza abbassare l’alta media che mi sono sudata fino ad adesso.
Il problema è che io mi sto convincendo di farcela, e nn a caso mi sto ammazzando di studio da un bel po’, ma ogni persona che incontro mi dice una cosa diversa: sento quelli a cui mancano 6 esami ma che si laureano a Marzo xchè prima nn ce la fanno, poi quelli messi come me che mi dicono “ma sì, Glo, tu ce la fai”… come se avessi chissà quali poteri e poi i migliori, quelli che mi danno + speranze, quelli che mi dicono “Glo anche io ne devo dare un sacco a sto giro, ce la faremo insieme!”… E io mi convinco e ci credo e mi ci metto con anima e corpo… ma se poi nn ci riesco mi incazzo come una biscia, eh?!
E poi voglio sempre fare tutto al meglio: prendo 27 e mi fa schifo, prendo 29 e mi mangio le mani, prendo 30 e mi chiedo se con un piccolo sforzo nn mi sarei potuta aggudicare la lode… Sì, lo so, sono patologica… ma se una cosa mi piace pretendo il meglio da me stessa… durante gli esami mi riduco uno straccio, in questo periodo sono così presa tra studio, progetti, idee che mi dimentico di mangiare, nn trovo il tempo x rimettermi lo smalto, nn riesco a rilassarmi davanti alla tv xchè mi sembra uno spreco… xò mi piace, davvero! Arrivo a fine giornata stanca morta, con le occhiaie e gli occhi gonfi, ma contenta e soddisfatta e, soprattutto, con la voglia che sia domani x fare ancora nuove cose.
Poi mi rendo conto che in certi frangenti esagero: è un po’ di tempo che in uni vedo solo gente che cazzeggia, gente sempre al bar, gente che viene solo x beccarsi con gli amici, gente dedita al super svacco al parchetto… e mi innervosisco! Forse un po’ li invidio: fossi capace come loro di fregarmene e prendermela con calma avrei + tempo anche io x il relax… ma finirei con l’annoiarmi, ne sono sicura! Forse mi innervosiscono quando mi chiedono di andare con loro “dai Glo, c’è il sole, è primavera, ci fumiamo una sigaretta, ma sì, studi domani… che ti cambia?” e io lì a dover spiegare che no, grazie, ma preferisco andare in biblio, che non è il caso sennò rimango indietro con economia, che c’ho pure le palle girate e già che mi parlate mi sembra di perdere tempo e di distrarmi… ecco, qui esagero!
E’ che trascorro gran parte della giornata molto concentrata, sullo studio, su quello che devo fare, sulle lezioni, sui progetti… e ogni cosa che mi pare possa distrarmi troppo la percepisco come una minaccia alla voglia di fare che finalmente sto accumulando.
E poi mi piace studiare! Mi piace quello che studio e x me nn è un sacrificio. E’ così difficile da capire, cazzo? Sì, mi piace economia,sì, la capisco, sì, mi sveglio alle 6.15 x venire in uni anche se ho lezione alle 12 così ho + tempo x studiare… poi anche io nn disdegno il cazzeggio, anzi!
E’ che vado a periodi… e adesso sono nel periodo, che spero duri fino a novembre, in cui sono convinta di potercela fare, di dovercela fare e quindi difficilmente tollero gli “ostacoli” che vedo intrapporsi tra me e il mio obiettivo.
Oh vabbhè che nn scrivevo da tanto ma a sto giro ho ammorbato parecchio… è solo che sono parecchio pensierosa anche io, ho un sacco di dubbi su quello che voglio fare, sul futuro, su tante cose… poi è facile che domani mi svegli molto + sicura e senza tutte ste paranoie… e so che voi, in cuor vostro, ci sperate: così nn torno a stritolarvi le palle con questi pensieri contorti!!!